venerdì, 10 luglio 2009

Ghost Parade

 

Con la loro perfetta geometrica disposizione avrebbero dovuto attrarre fulmini come il formaggio il topo. Ma c’è sempre da diffidare delle geometrie. Soprattutto delle geometrie perfette.

 Può capitare allora che le fiamme lambiscano il cuscino quando non sei cosciente. Poi, da sveglio, vedi le ombre dei piercing, sul soffitto, e sfilano con le sbronze, con quei porcodio in punta di lingua, alla Tom Waits dopo una dieta vegetariana e con divieto di fumare. E’ una parata di vacuità. Le borchie, il rossetto poco rosso che fa sesso, il sesso santo saffico sacrale, il sacro maledetto ed interdetto, le rivoluzioni inevitabili, l’ Anarchia da scrivere sempre maiuscolo, le tue lacrime meccaniche.

Io rimango a vederle, con le fiamme accanto, con la luce da impero che decade, tremolante e imponente, con la luce delle fiamme che tutto distruggono e – forse – rigenerano.

Quando il carrozzone è finito, quando le ombre hanno sfilato, mi riaddormento. Più sereno. E con un delizioso odore di bruciato d’intorno, a ricordarmi che ci si può alleggerire con facilità estrema. Spesso non serve neanche aiutare le fiamme. Da sole fanno un lavoro ottimo.

 

 

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mercoledì, 01 luglio 2009

The railway crossing - Léger

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   " Broken bottles, broken plates,
Broken switches, broken gates,
Broken dishes, broken parts,
Streets are filled with broken hearts.
Broken words never meant to be spoken,
Everything is broken.

Seem like every time you stop and turn around
Something else just hit the ground "

( Everything is broken - Bob Dylan )

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venerdì, 26 giugno 2009

Bassa marea

 

Come puoi credermi? E come posso esigere la tua correttezza, poi. Annaspo sulla superficie del sonno, toccata e fuga, per poi ritirarmi prima della bassa marea.

A galla su quest’acqua scura, lancio mille domande, e vai a capire dove cadono; comunque fuori da me. Tanto basta per maledirle, e lasciarle affondare.

Mi vuoi, tu. Non so come tu faccia. Eppure mi vuoi. E io, vitreo, fragile, friabile, sono per te una prova incontestabile del tuo destino di solitudine. Io che non sono profeta, ma che annoto con la flemma del cronista le mille costellazioni a tua difesa, decise a darti luce, a disintegrare per sempre ogni nube sul futuro che nelle tue divinazioni stupide ritieni nemico.

Non so chi vinca, chi perda, non so dove sia un duello, non so se ci sia. Tu vinci, anzi. Ma vinci senza crederci neanche un po’, aggrappandoti a tutto pur di dimostrare che non hai nulla da festeggiare. Io perdo, e perdo doppio, con me, e con te. Vinco, anche, nella non gratificante consapevolezza di rovesciare le mie vertigini in una manciata di parole un po’ sconnesse, in un migliaio di sguardi lanciati, coperti dalla notte e dagli occhiali.

Perdi anche tu, nella fregatura di abbracci non dati.

La verità è che non ci sono duelli, certo. Ed è che non ti voglio ferire. Mi voglio capire. Credo davvero di sembrare altro. Di apparire attore, a posteriori, nel momento in cui la realtà diventa ricordo, anche se di pochi minuti fa, e tutto rischia di apparire una posa da giacca ingiallita, tovaglia macchiata di vino, qualche frase un po’ misteriosa…

Non è così. Terribilmente vero, insisto nel cercare i miei occhi nudi, senza lenti, illuminati.

La confusione mia non devi contagiarti…La tua pelle è un contagio bellissimo.

 

…M ritiro, prima della bassa marea.

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giovedì, 18 giugno 2009

Zanzare stupite e deluse

 

E poi, di nuovo un silenzio che non è un bel guadagno. Ho dirottato una nube di zanzare verso Teheran. A ciascuna un satellitare, con percorsi alternativi che includono Tel Aviv, Pechino, Saigon. Qui non avrebbero mangiato bene.

Avrebbero succhiato un sangue secco che scorre meccanicamente, non infuocato da battiti imprevisti, dall’ebbrezza delle barricate, dall’orrore della guerra, dalla fraternità di abbracci multietnici. Dalla speranza, fervida, vibrante.

Loro, guidate dalla Natura che le ha rese intuitive e spontanee, affollano a milioni queste zone. E in effetti, tutto farebbe pensare che le condizioni per del sangue vivo, infiammato dalla rabbia o dall’amore, ci fossero.

Così si spostano in gruppi, oscurano il sole e pregustano il pasto.

Anche le leggi di natura, però, sono state beffate. E allora vagano senza meta. Stupite di non trovare vittime succulente sulla cui presenza avrebbero scommesso. Deluse.

 

…E potrei scommetterci, saranno in grado anche di avvertire quel sapore amarognolo dell’anestesia che ci scorre nelle vene.

 

Se ne sono andate, dicevo. Ma questo silenzio che svolazza qua attorno suchia ancora più sangue. E lo fa con meno delicatezza.

 

C’è da rimpiangerle, le zanzare. E ci sarebbe anche da costruirlo, magari, qualcosa di impetuoso, empatico ed elettrico, che riempia questi condotti circolatori.

 

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lunedì, 15 giugno 2009

 Vampiri sillabici ( A Te.)

 

Neanche proiettano un pelo d’ombra sulla tua pelle, le mie parole. Saranno vampiri sillabici, non importa. Ma esistono, anche se la luce le attraversa.

 

 Vedi, se solo tu potessi lasciarle un attimo entrare in te – a patto che non danneggino nulla, ovvio, e non lo farebbero consapevoli come sono del loro ruolo – non mi fregheresti le notti coi tuoi occhi un po’ troppo belli e i tuoi sospiri un po’ troppo inesistenti.

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giovedì, 11 giugno 2009

Irrealpolitik

 

Date un’occhiata qua. Nel frattempo cercherò di vincere questo mutismo paralizzante che mi prende quando penso alla nostra situazione politica.

 

http://video.unita.it/?video=1090

 

Ah, esprimo anche la mia vicinanza umana ai due talebani uccisi. Ben lontano dal giustificare, anche minimamente, fazioni di fanatici neanche sfiorati dall’Illuminismo, detesto però la commozione regalata dai media a pieni mani per tre para’ italiani  feriti.

Tre soldati della Folgore, dove dogmatismo, lavaggi del cervello e fanatismo cieco (non minore di quello di certi terroristi islamici) sono cosa comunissima. Tre soldati feriti (e non uccisi, per fortuna, certo), nascosti dietro la maschera stupida della “missione di pace”. Come se alla pace servissero mitra, bombe e carrarmati.

Insomma: vanno bene  le lacrime. Vanno un po’ meno bene quelle unidirezionali.

 

Ah, Gheddafi, c’era proprio bisogno che tu venissi qua dalla Libia per far guadagnare ulteriore consenso, come se non ne avesse già abbastanza, a questo premier indegno?

 

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giovedì, 11 giugno 2009

Non parlare

 

I lampi di ipocrisia. Le tue diete ipocaloriche. Le mie diete sessuali. Il copione sgualcito dal troppo uso / abuso di licenze concesse  con troppa leggerezza, e credere ogni volta che fossero respinte dal tuo buon senso. E il mio copione infetto, sgualcito. Sgualcito ma mandato a memoria. Il lago ghiacciato dei tuoi occhi, ché se c’è qualcosa sotto il pack è nascosto oltre a ogni dire. “Ogni dire”, lì sotto. Proprio sotto.

L’eterno gioco dei riflessi, ma trasgredisci le regole; meccanicamente rimandi  al mittente la sua stessa firma.

Non parlare, ti prego, non parlare

Se non è per dirmi “muoio” o “scopami”

Non parlare, lasciami l’illusione

Di non saperti anticipare.

 

Non voglio ascoltare la mia voce effettata

A velocità rafforzata volta al femminile

 

Ti darei l’anima se al mio “ciao” rispondessi “ti voglio”, o  “va’ via” o “canale 5”.

 

Sii te stessa, violenta, volgare, piangi, ridi sguaiatamente, bestemmia, prega, sii te stessa. Prego, ti, io. Ti prego.

 

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lunedì, 08 giugno 2009

Italia paese di fango: l’ennesima piccola emblematica dimostrazione.

 

Scortati come celebrità, protetti fisicamente dalle forze dell’ordine fino alla soglia dell’urna, e infine “blindati” nella sezione numero 62 che, con singolare procedura, verrà addirittura chiusa per dieci minuti. Così Noemi Letizia e i suoi genitori possono consentirsi, dietro quell’uscio sprangato, anche convenevoli e saluti con un paio di candidati che li accompagnano: fino a quando non vengono richiamati all’ordine da un funzionario di polizia. Fuori nel corridoio affollato di elettori, si leva intanto un coro di protesta. “Vergogna!” gridano cittadini e rappresentanti di lista. Sono soprattutto donne e anziani. “Se questo fosse stato il seggio del nostro Capo dello Stato, non avremmo mai visto tali abusi”, grida una pensionata di 72 anni, Maria Russo.

Sono le 19:25 quando il seggio elettorale di via De Lauzieres, a Portici, viene sconvolto dall’arrivo dei Letizia. Per Noemi, la diciottenne che lo scorso 26 Aprile ha ricevuto la visita di papi Silvio alla sua festa di compleanno, è il “battesimo” in cabina elettorale. Ma la sua prima volta diventa subito gazzarra. Per tutto il giorno un gruppetto di amici attende l’arrivo della ragazza. Tra loro, Roberta, la studentessa ancora minorenne che condivise con Noemi la lunga vacanza in Sardegna, a cavallo di Capodanno, ospiti del presidente del Consiglio a Villa Certosa. E’ la stessa Roberta che ieri, identificata dai vigili urbani con al collo un tesserino di rappresentante di lista che non potrebbe portare, verrà segnalata all’autorità giudiziaria.

E’ quasi il tramonto quando scoppia la baraonda. D’un tratto, vigili urbani e polizia si mobilitano e cominciano a presidiare i due ingressi. La famiglia Letizia arriva preceduta da un’auto civetta, anche se la loro casa dista appena centocinquanta metri dal seggio. La ragazza viaggia nella mercedes guidata, come sempre nell’ultimo mese, dal suo autista-manager. Accanto alla ragazza siedono sua madre Anna Palumbo, iscritta nello stesso seggio; e suo padre Elio, che invece risiede a Napoli ed aveva già votato sabato nel quartiere di Secondigliano. In tre escono dall’auto e un tunnel di agenti e motociclisti della municipale con i caschi bianchi circonda la famiglia da ogni lato, per “proteggerla” dai flash dei fotografi. Chi è in attesa di votare viene letteralmente schiacciato lungo le pareti, o respinto verso l’esterno. In molti gridano “Vergogna, perché dovete scortarli? Sono cittadini come noi”. Noemi appare pallida dietro gli occhialoni scuri, addosso una camicia di voile nero, sua madre sorride, suo padre è teso e impreca. Giunti dinanzi al seggio è il caos. La famiglia entra compatta nella sezione 62 insieme con un candidato di una lista di centrosinistra collegata alle elezioni amministrative di Portici, Giuseppe Nocerino, e con la stessa schiera di agenti. La calca preme, allora ecco entrare un altro candidato, stavolta si tratta di Flaviano Indegno, della lista “Nuova Città”, collegata all’aspirante sindaco di centrodestra. Continuano le proteste e a quel punto il presidente Nunzio Costa chiude la porta del seggio. Alcuni elettori alzano la voce e un agente della municipale fa spallucce: “Lo ha deciso lui, se ne assume la responsabilità”. Due rappresentanti di lista battono i pugni sull’uscio. Una di loro, Sandra Iazzetta, riesce a farsi aprire e ad entrare dentro. Dopo, racconta: “ Padre, madre e figlia accanto alle urne, con i due candidati. Le due donne votano, poi ci sono presentazioni e abbracci con i candidati e altri rappresentanti. Tutto questo sempre con la porta chiusa. A quel punto li interrompe un funzionario di polizia dicendo che avrebbero dovuto completare le operazioni ed uscire”. Una volta nel corridoio, la gente riprende a inveire. “Chi sono? Perché lo Stato gli dà questa protezione?”, si chiede Salvatore Veneruso, un altro rappresentante di lista di “Sinistra e Libertà”. Una ragazza, Gelsomina Romagnoli, 18 [anni] anche lei, dice: “Ho visto una signora anziana che strappava la tessera elettorale e se ne andava”. Vanno via precipitosamente anche i Letizia.

 

(Articolo di Conchita Sannino pubblicato su “la Repubblica”, 08/06/09, pagina 6)

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martedì, 02 giugno 2009

25/05/‘09

 

D’oro il tuo isolamento, d’argento i tuoi occhi. Bronzo, per queste parole inutili, ossidate dalle stille notturne di pensieri liquidi. Bronzo per me e per te.

Sospiri rotti e voci in sordina ti staranno insegnando la radicalità della vita – che è come un pendolo che altro non conosce se non i suoi estremi, e via e via dicendo.

E nei bicchieri di rosso vestirai a festa le tue certezze.

Sei bellissima. Ma i tuoi capelli radioattivi non sono pertiche salde.

Radioattivi come questa serata, come la mia stanchezza. Un po’ meno delle bombe che Kim Jong-il fa esplodere.

Venderei la tua effigie – e compiàciti della sacralità che aleggia su questa parola – in cambio di unicorni d’oro. Disegnati, comunque e se non altro, su carta vera. Carta la cui filigrana però dice “Dolcezza”. E si riferisce a te.

Di bronzo anche il tuo isolamento.

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mercoledì, 27 maggio 2009

B.B.B. – CCCP

 

“Boomerang primitivi
tornano incontrollabili
sgravidano ossessioni
sulle città splendenti
di passate razzie
di futuri spettacoli
i viaggi solitari
i percorsi arroganti
sono finiti male
senza proclami
senza giubilei
nelle piccole storie
delle teste pensanti
nelle vite spezzate
ricucite alla cazzo
e non si torna a casa
si rimane così
magari un pò perplessi su treni fuori orario
scendendo scale mobili aspettando un passaggio
che non so se verrà ma non credo che venga
io non so se verrà
io non credo che venga…”

postato da: Pinguino86 alle ore 16:58 | Permalink | commenti (7)
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