Ho una strana voglia di sorridere. Non so nemmeno perché, e non credo di averne troppi motivi. Ma non importa, sorrido. Sono giorni in cui il mio umore subisce cambiamenti drastici ogni mezz’ora, quando va bene. E va bene ora, e va bene così.
Quarantotto ore fa scrivevo “ Di lacrime e dell’afa e di una stanza d’albergo con uno specchio che non riflette il mio viso, troppo pallido e fragile. Di canzoni e di insonnia, di gemiti di tramonti tristi. Di immobilità di stasi di sentirsi strumento per fotografare il mondo senza assorberlo, di sentirsi un elettrocardiogramma di un cuore in cui non mi riconoscono, che non mi conosce e non conosco. Di zanzare ipotetiche , di fantasmi e di baci sognanti sognati. Di cos’altro potrei parlare?”
Ora sono sereno, o forse sono solo stanco. Vorrei di nuovo essere abbracciato, e vorrei dormire ancora per duecento anni. Non c’è modo di farlo, morire è eccessivo e l’alcol non basta. Come posso fare?
Lalalà, una buonanotte musicale e neutra, né felice né triste. Dormite e basta. Buonanotte.
Un abbraccio fortissimo al primo che passa di qua! ;).
A Sara,
Perché dopotutto sei apparsa all’improvviso, con discrezione e affetto, perché una birra sorseggiata parlando di viaggi e di scosse e di paure, è un po’ più buona del solito.
E qualche riga che non è di ringraziamento ma di (perché non sta scritto da nessuna parte, tranne che nei pessimi libri di italiano, che una frase va finita) te la meriti. Per cui “ma di”. Qualche riga che non è di ringraziamento ma di. Bene. Ma di.
Perché smentisci le mie pessimistiche teorie sulle conoscenze sulle amicizie e su ogni legame che finisce. Perché blaterando sui supporti di rete mi dai un pizzico di ottimismo in più.
Per altri motivi ancora, ti ringrazio e ti auguro una buona serata.
Naturalmente un post dedicato non è né una sviolinata né una sdolcinata dichiarazione di chissà che, è solo un grazie e un augurio di una notte serena.
E una pacca sulla spalla, e un’alba da vedere...
Rigurgiti di intolleranza...
Vi odio, odio tutti quelli che dicono "da che mondo è mondo è così" per giustificare l'eterno perpetuarsi della tradizione, e voi che vivete di notte perchè di giorno vivono tutti e sarebbe da plebaglia imitar tout le monde, e chi predica e evade perchè "la sinistra incula il popolo", e i soliti bestiali acefali avidi lettori di settimanali alla moda, e le vecchiette truccate che fingono sguardi da donne vissute (chapeau, se un infarto non vi ha stroncato prima non è merito vostro, per vivere, tecnicamente parlando, e solo tecnicamente parlando sia chiaro, basta non morire), e chi a ogni "come va" se ne esce con un "tiro avanti" , a tutti quelli che prima di mangiare sbottano con un "ohiohi, è anche oggi è finito".

"Pensavo è bello che dove finiscono le mie dita
debba in qualche modo incominciare una chitarra..."
Fabrizio De André

"Io vi amo,
Vi amo ma vi odio
Però...vi amo tutti
E' bello
E' brutto
...
"E' solo questo"
Che tu lo riconosca o lo neghi, che ti interessi o ti tocchi come ti toccherebbe sapere che una mosca neozelandese ha perso un'ala,
nel sottobosco, se non proprio nel bosco, ho cominciato a succhiare i primi fiori. A succhiare fiori, non proprio i primi, tra i primi per certi aspetti. Ma non conta.
Sono banali ma pulsa la vita nelle loro radici, e profumano e c'è chi sogna di impollinarli o di coglierli.
Ma tu tieni a tutti, immagino tu apprezzi anche me. Certo, come ogni altro essere umano parte di te.
Ad ogni modo Grazie, Vita.
Riformulo: Grazie, e basta.
Ho un buco nel cuore grande come un tir,
e non sarà riempito da una scopata e via.
[...]
Il diavolo ha provato a riempirmi
ma il mio fondo era troppo alto
è alto come il cielo, ah
non è solo la mia fortuna
calmo come un angelo
Lou Reed
Calmo come un angelo...Grazie Lou.
Uomini senza fallo, semidei
che vivete in castelli inargentati,
che di gloria toccaste gli apogei,
noi che invochiam pietà siamo i drogati.
Dell'inumano varcando il confine
conoscemmo anzitempo la carogna
che ad ogni ambito sogno mette fine:
che la pietà non vi sia di vergogna.
Banchieri, pizzicagnoli, notai,
coi ventri obesi e le mani sudate,
coi cuori a forma di salvadanai,
noi che invochiam pietà fummo traviate.
Navigammo su fragili vascelli
per affrontar del mondo la burrasca,
ed avevamo gli occhi troppo belli:
che la pietà non vi rimanga in tasca.
Giudici eletti, uomini di legge,
noi che danziam nei vostri sogni ancora
siamo l'umano desolato gregge
di chi morì con il nodo alla gola.
Quanti innocenti all'orrenda agonia
votaste decidendone la sorte,
e quanto giusta pensate che sia
una sentenza che decreta morte?
Uomini, cui pietà non convien sempre,
male accettando il destino comune,
andate, nelle sere di novembre,
a spiar delle stelle al fioco lume,
la morte e il vento, in mezzo ai camposanti,
muover le tombe e metterle vicine
come fossero tessere giganti
di un domino che non avrà mai fine.
Uomini, poiché all'ultimo minuto
non vi assalga il rimorso ormai tardivo
per non aver pietà giammai avuto
e non diventi rantolo il respiro:
sappiate che la morte vi sorveglia
gioir nei prati o fra i muri di calce,
come crescere il gran guarda il villano
finché non sia maturo per la falce.
Fabrizio De André