Pensieri e parole
Posto il commento di Emanuela. Inutile che dica perchè. Colgo l'occasione per ringraziarla e per rinnovarle l'invito a materializzarsi qui, presto...
Lo pubblico senza autorizzazione dell'autrice. Penso che non mi potrebbe venir negata (l'autorizzazione, non l'autrice), dal momento che il commento è stato volontariamente lasciato su un blog pubblico e bla bla bla.
Naturalmente, tolgo i riferimenti più o meno diretti alla mia persona, frutto di una sopravvalutazione evidente quasi quanto il motivo per cui pubblico il commento.
"Il pensiero sarà sempre e solo stesso, anche se qualcuno ben più autorevole di me, non di te, tenta involontariamente(?)di ridimensionarne l'identità, cercando di convincermi che senza parola il pensiero non sussisterebbe. Come se si dovesse finalizzare l'essenza di qualcosa per riconoscerne ragion d'essere.
La parola è lo scarto tra il pensiero e la sua espressione. In alcuni casi è un pò più "scarto"del "necessario". In altri, come il "tuo", è tensione verso il pensiero, limite che oltrepassa se stesso con la sua differenza. Un uomo che non può essere dio ma può essere Uomo. Suona un pò blasfemo, volendo. In realtà testimonia "soltanto"quanto la(mia)parola sia inappropriata ad esprimere il pensiero.
Conflitto:il pensiero rivendica se stesso cm tale e in quanto tale ma per sua natura, esprimendosi in se stesso e per se stesso, non può essere compreso.
Le parole "pensano" di poter fare a meno del pensiero. Portano tanti testimoni.
Assolte le parole.
Colpevole il pensiero, di non riuscire a coincidere con ciò a cui si vorrebbe che coincidesse.
A niente è servito ribadire la mancanza di una necessità teleologica del pensiero cui il pensiero, per esser se stesso, deve astenersi. E tutto questo perchè il pensiero, per DIRLO, ha usato le parole.
In realtà, non è la parola a vincere la causa. Sarà (quasi)sempre uno scribacchino del pensiero, a volte però è scrittore che riesce ad esserne l'amante."
Emanuela.






John Everett Millais - Ophelia (1852)