venerdì, 31 ottobre 2008

Violenza di stato

 

Pensavo che si accontentassero di propinarci la puttanata immane: l’uguaglianza “facinorosi di sinistra = facinorosi di destra”. Ovvio che dessi per scontato (e non è un buon atteggiamento, dovremmo riuscire a stupirci ogni volta, ma probabilmente sarebbe chiederci troppo) lo stravolgimento della realtà.

Non mi aspettavo certo di sentir dire in qualche tg “Dei facinorosi neofascisti inviati appositamente in Piazza Navona, con lo scopo di provocare migliaia di  studenti non violenti che manifestavano per non farsi spogliare dei propri diritti, sono riusciti nel loro intento. Pochi scontri, tutto sommato, pianificati da qualche figlio di puttana che, con l’indifferenza (e anzi la compiacenza) della polizia si è sentito in dovere di dar modo ai media di poter generalizzare dicendo “ scontri tra opposti estremismi” ”.

No, la verità non viene divulgata a priori.

 

Quindi ero pronto, dicevo, a sentire, appunto, la puttanata immane. E l’ho sentita ampiamente, certo, per qualche giorno.  Ma ora siamo andati oltre: il sottosegretario all’ interno ha riferito poco fa alla Camera che gli scontri sono stati avviati da collettivi studenteschi e dalla sinistra antagonista.

 

Ennesima coltellata allo stato di diritto.

Mi chiedo quand’è che potremo parlare esplicitamente di morte. Con 10 coltellate al giorno, non fa certo una bella vita.

 

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mercoledì, 29 ottobre 2008

 

Inverno veritas

 

Passi per le zanzare, che ti tengono sveglio ma tanto già ci pensa l’insonnia, o Vespa che appare mentre fai zapping nell’illusione di conciliare il sonno.

Passi anche per gli idioti che in treno si prendono la licenza di ascoltarsi le varie polifoniche suonerie con grave danno del sistema nervoso della vittima seduta accanto a loro, che potrebbe magari avere natura umana e non tollerare il tutto.

Ma c’è ben altro, poi. C’è l’imperialismo degli USA, estremo quanto l’ipocrisia dietro cui si cela, c’è la mafia che spadroneggia in quattro regioni (e all’estero, perché è uno dei prodotti che esportiamo in quantità maggiore) e un’omertà imbarazzante, c’è il petrolio eccetera. Eccetera.

 

E non c’è più l’autunno, né l’inverno.

Al di là del fatto che una specie  che per calcoli economici rovina un pianeta merita l’estinzione, nel constatare che sono scomparse due stagioni, ti può prendere comnuque una malinconia cane.

La malinconia cane me la sento addosso, dentro, la riverso all’esterno, anche, in questi momenti. Dopodomani è Halloween e io sono seduto davanti al pc, in mezze maniche e la finestra aperta.

 

 Non è solo un problema di temperatura. Viene perso un intero mondo che, legato indissolubilmente a situazioni ambientali, si esprimeva in mille diversi modi.

 

Il brivido delle leggende popolari di spettri e morte violente,  raccontate intorno al fuoco, se ne va.  Se ne sono andate anche leggende popolari, è vero.  Se ne va l’intimità di un abbraccio caldo, con la pioggia e il freddo, lì fuori, appena oltre i vénti centimetri di muro. Se ne va la compostezza seria dei cappotti, l’irriverenza o l’esotismo di sciarpe multicolore. E il piacere di bere un caffè in un bar al caldo, o la cioccolata calda.

E i suoni impalpabili di un paesaggio innevato.

 

Ho bisogno dell’inverno.

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venerdì, 24 ottobre 2008

HPIM1690

 

Sentirsi parte dell' Italia sana, e calarcisi in mezzo, da' euforia e serenità. Stare alcune ore con oltre 20 000 persone non anestetizzate dai tubi catodici e dalle ventate di indifferenza che fanno sempre più vittime fa Bene. Fa bene alla salute del singolo, alla salute della società, alla malattia di un governo corrotto e incapace che è costretto a smetterla di ignorarci.

Ringrazio tutti coloro che hanno preso parte alla manifestazione di ieri, l'unico fastidioso limite fisico è non poter abbracciare ciascuno di loro.

Per chi invece continua a dormire e a fare, con superiorità, il disinteressato a tutto, dedico queste parole di BrechtHPIM1680

 

 

( "Chi resta a casa quando la battaglia comincia e lascia che gli altri combattano per la sua causa devem stare attento: perché chi non partecipa alla battaglia parteciperà alla disfatta.
Neppure evita la battaglia chi la battaglia vuole evitare: perchè combatterà per la causa del nemico chi per la propria causa non ha combattuto" B. Brecht)

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domenica, 19 ottobre 2008

Manifestazione a Pisa

In virtù del noto principio “sul mio blog srivo quel che voglio”, ecco un un nuovo post che in realtà è un avviso e un invito a partecipare. Chi può, lo faccia (ed è possibile per coloro che vivono, ad esempio, a Livorno o a Firenze), chi non può almeno diffonda la voce. Il passaparola è evidentemente necessario:

Giovedì 23 Ottobre, manifestazione a Pisa contro il DL 133/2008. Concentramento in Piazza Sant’Antonio, ore 15.

 

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giovedì, 16 ottobre 2008

Ah, dimenticavo, firmate anche qui, per aderire all'appello degli atenei: http://www.petitiononline.com/ricerca1/petition.html.

E' ovvio che ognuno è libero di decidere se firmare o meno, però mi vanto di essere letto da persone dotate di cervello, ergo firmare sarà un atto spontaneo e obbligato. Davvero, pensare che una firma in più non cambia le cose è un'idiozia pura.

Per consultare il testo integrale della legge 133/2008: http://www.camera.it/parlam/leggi/08133l.htm

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mercoledì, 15 ottobre 2008

Socialmente parlando

La situazione di questi giorni (verrebbe da dire di questi anni, ma sarà bene focalizzare il discorso sull’attualità) ci aiuta a farci un’idea chiara su certi inidividui.


Dunque, in questo periodo,  per fortuna, c’è una parte sana del paese che non accetta gli scriteriati tagli all’istruzione, e tutte le porcherie contenute nella legge 133/2008 (e invito chiunque passi di qua a informarsi al riguardo).
Degna di questo governo, la malforme creatura sta fortunatamente trovando in molte università italiane, e in molti istituti secondari superiori, terreno tutt’altro che favorevole.

La facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Pisa, come molte altre, sta organizzandosi per esprimere, mediante assemblee, dibattiti e occupazioni, il proprio dissenso.

C’è un pericolo, peraltro palese, da sottolineare e uno sfogo che con qualche difficoltà può essere trascritto qui su una pagina.

Il pericolo è la possibile presa di coscienza della totale assenza di senso civico in molti studenti. Cosa visibilissima, come il colore dei capelli o degli occhi. Sono cose che ciascuno già sa, però un conto è saperlo e un conto è averne la prova crudele, data dalla visione di uno sguardo ebete che bofonchia sfiduciate parole in  nome di un disfattismo di comodità, o dall’attaccamento maniacale ai crediti, e alle lezioni, come se un paese che va a puttane fosse poca cosa rispetto a qualche credito in più.

Ora, io provo una repulsione fisica verso queste persone. Sono loro che consapevolmente o meno mantengono questo paese in uno stato di apatia sociale che permette a chi governa di fare tutto ciò che vuole nell’indifferenza generale.
C’è ancora gente che sfrutta questi giorni per non andare a lezione e riposarsi, c’è chi dice “Non me ne frega un cazzo”, e c’è chi si fa in quattro per una sorta di par condicio folle che  si incarna nella pessima osservazione “qua non c’è nulla di politico, sono tutti uguali”.
E’ questa massa silenziosa che in tutta Italia agisce, non agendo, è la principale responsabile dell’attuale situazione sociale, economica, politica.

E’ necessario trovare un’unità totale almeno tra gli studenti, contro un preciso e definito decreto legge. Poi, certo, i problemi sono anche altri. C’è una precarietà del sistema universitario già da anni e via dicendo. Però, credo, al momento sarebbe il caso di canalizzare le proteste contro questo bersaglio.

Non è più il momento di intellettuali che teorizzano la caduta dei valori nell’era moderna. E’ il momento di agire, in modo tale da attirare l’attenzione dei media, occupare strade, ponti e quant’altro. Se c’è chi considera tutto ciò estremistico, scenografico o inutile, è inevitabilmente complice di ciò contro cui, magari, dice anche di lottare, “in modo diverso”.

 


Qui c’è la possibilità di firmare contro il DL 133/2008.
Fatelo, please:

http://compass2.di.unipi.it/scuola/indexit.aspx

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categoria:lettere, proteste, pisa, 133/2008
lunedì, 13 ottobre 2008

Masturbazioni cerebrali

Due allucinate fantastiche ipotesi di morte (All rights reserved)

Houellebecq, in un suo libro, spiega in termini chimici la frequenza con cui il cervello può richiamare un’immagine, suscitare un pensiero. Imposta il ragionamento in termini di circuiti neuronali che, stimolati più volte nell’atto di formalizzare un pensiero riguardante un fatto X, oppongono per così dire sempre meno “resistenza” e agevolano l’operazione. Insomma, la nascita di un pensiero consueto ha, nel nostro cervello, la strada spianata, con tanto di montagnette di caramelle ai bordi. Gli altri pensieri possibili, invece, sono strade impervie davanti a cui il soggetto può sentirsi smarrito.
Non ricordo bene, ma diceva più o meno, così, credo. Comunque non è questo il punto. Era solo per dire che un pensiero frequente in questi giorni, e meno cupo di quanto potrebbe sembrare, riguarda due deliranti e surreali ipotesi di morte.

Stanotte, mentre invocavo il sonno, mi sono trovato ad affrontarlo di nuovo. Secondo me succede poco prima di impazzire, o poco dopo. O magari prima di rinsavire! Va bè, di nuovo, non è questo il punto.

Allora, mettiamola così. Nessuno può conoscere l’ultimo pensiero di un uomo un attimo prima del trapasso. E allora, qui sta l’assurdità, fantastico sulla possibilità che sia un pensiero unico per tutti. Potrebbe essere un riconoscimento della pienezza dell’attimo, il famoso “Fermati, attimo, sei così bello” (riferimenti al “Faust” totalmente volontari), o potrebbe essere, chessò, l’immagine di una noce su un piedistallo blu. O qualche secondo della nona sinfonia. Non so se mi spiego. Un unico ultimo pensiero per tutti. Assolutamente inquietante.

L’altra ipotesi lo è ancora di più...
Bene, immaginiamo che sia fissata una soglia X di battiti cardiaci. Non so, mettiamo due miliardi, cinque milioni e quattrocentomilaseicentoventiquattro, ad esempio.
Uno non lo sa, a che punto sia. Non sa quanti battiti abbia già consumato e del resto non sa quale sia il limite imposto. Ogni corsa, ogni arrabbiatura, ogni turbamento fanno bruciare un tot di pulsazioni.
Arrivato allo sconosciuto limite X, identico per tutti, ognuno si spegne.

 

Ok, ora io non è che creda in quanto ho detto. Però è un pensiero allucinato/allucinante che spesso mi rampolla in testa, e volevo condividerlo.
Pensavo che sarebbe carino sfruttare quest’idea per scrivere qualcosa, un racconto o giù di lì. All rights reserved. ;)

 

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sabato, 11 ottobre 2008

Fabbriche, Mario Sironi

"Fabbriche" , Sironi.

Oggi mi sento così.

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mercoledì, 08 ottobre 2008

Cronaca da un non paese (Vol. 6).

02/10/’08

  
-
Fantastico, apprendiamo oggi una grande notizia. Il ministro Gelmini, ci dicono, vorrà ridurre il numero dei docenti universitari. Però, si badi bene, senza licenziarli e senza far loro svolgere mansioni diverse.

- E un altro ministro, la Carfagna, pochi giorni fa ha dichiarato che prostituirsi nelle case chiuse è illegale ma non è reato.

Tiè, la logica ormai è una cosa superata! E voi che ancora la davate per viva e vegeta…su su, aggiornarsi!

08/10/’08  

-          Stavo facendo distrattamente zapping mentre con movenze da coccodrillo anestetizzato (causa influenza disumanizzante)  bevevo il mio orzo mattutino, quando, all’improvviso, Bocchino ha bucato lo schermo (in senso letterale, c’ha proprio fatto un buco). L’illustre mente, calata nell’agile italico  ruolo di ospite in uno dei soliti salottini televisivi (per la precisione, “Cominciamo bene”, peraltro sull’unica rete ancora guardabile della tv italiana: Rai 3) bofonchiava qualcosa sulla scuola.
Ora, non si può chiedere a un ragazzo influenzato, indebolito e insofferente, di seguire, di prima mattina, i ragionamenti dell’onorevole Bocchino. Ho colto però una dichiarazione netta, che è bastata per darmi la misura, come se ce ne fosse stato bisogno, del modo di intendere la realtà di questo governo.
L’onorevole si è espresso in questi termini: “La scuola è un’azienda  in crisi, così come lo era Alitalia. Non produce più, e copre le costanti perdite”. Non ricordo le parole esatte, ma il senso era questo. Può non non essere una grande notizia, è vero. Né la credo tale. Però la riporto qui perché in frasi come queste (in cui viene compiuta una totale identificazione del tipo Scuola = Impresa, con tutto quel che ne consegue) si mostra in tutta la sua chiarezza la forma mentis di chi ci governa.

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martedì, 07 ottobre 2008

7191

Mal di go(verna me/ sverno,qui)la

nella tonsilla cinismo, egoismo

si aggroviglia la storia, in quest'aria

che pesa, nell'aria diffusa

nell'idea delusa, che usa

cozzare con lo stile

(il coltello, intendo)

della società, del pensiero

dovuto, degli "è così che va".

 

Egoismo, dicevo:

guerra borse forse

precariato e zanzare

(tigri, per non sbagliare)

annichilite

annullate

dal cavo orofaringeo.

 

 A riscattar l'umanità

(la chiamano così)

interverrà l'oki-sol.

 

E uno specchio truccato,

gli unici disponibili

sul disumano mercato.

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