Bassa marea
Come puoi credermi? E come posso esigere la tua correttezza, poi. Annaspo sulla superficie del sonno, toccata e fuga, per poi ritirarmi prima della bassa marea.
A galla su quest’acqua scura, lancio mille domande, e vai a capire dove cadono; comunque fuori da me. Tanto basta per maledirle, e lasciarle affondare.
Mi vuoi, tu. Non so come tu faccia. Eppure mi vuoi. E io, vitreo, fragile, friabile, sono per te una prova incontestabile del tuo destino di solitudine. Io che non sono profeta, ma che annoto con la flemma del cronista le mille costellazioni a tua difesa, decise a darti luce, a disintegrare per sempre ogni nube sul futuro che nelle tue divinazioni stupide ritieni nemico.
Non so chi vinca, chi perda, non so dove sia un duello, non so se ci sia. Tu vinci, anzi. Ma vinci senza crederci neanche un po’, aggrappandoti a tutto pur di dimostrare che non hai nulla da festeggiare. Io perdo, e perdo doppio, con me, e con te. Vinco, anche, nella non gratificante consapevolezza di rovesciare le mie vertigini in una manciata di parole un po’ sconnesse, in un migliaio di sguardi lanciati, coperti dalla notte e dagli occhiali.
Perdi anche tu, nella fregatura di abbracci non dati.
La verità è che non ci sono duelli, certo. Ed è che non ti voglio ferire. Mi voglio capire. Credo davvero di sembrare altro. Di apparire attore, a posteriori, nel momento in cui la realtà diventa ricordo, anche se di pochi minuti fa, e tutto rischia di apparire una posa da giacca ingiallita, tovaglia macchiata di vino, qualche frase un po’ misteriosa…
Non è così. Terribilmente vero, insisto nel cercare i miei occhi nudi, senza lenti, illuminati.
La confusione mia non devi contagiarti…La tua pelle è un contagio bellissimo.
…M ritiro, prima della bassa marea.






