martedì, 27 ottobre 2009

e se si stancassero di sorreggermi e mollassero la presa, questi acari lettighieri. E se ammutinandosi finissero schiacciati dal materasso schiacciato da me schiacciato da un cielo di neon fondamentalmente del cazzo.  da un cielo di neon, di portalettere, di posacenere, di ripostiglio, pattumiera di idee, con raccolta differenziata a riciclarle. Dio non starebbe mica bene qui, non ama i bugigattoli, credo.

e questa terra di fuochi fatui. di portaborse. di portali, di senza ali, di nani.

quando i tuoi baci faranno luce. e l’amplesso complesso illuminerà a  notte il giorno. e il black-out invocato porterà un buio saldo. solo le stelle per luci, violetto. bruceranno zanzare, bruceranno i miei versi.

quando gli acari lettighieri rimanderanno il suicidio e vorranno sorreggermi ancora un po’, e potrò scrivere ancora.

Quando i miei “Tu” non saranno più tradotti.

postato da: Pinguino86 alle ore 13:51 | Permalink | commenti (2)
Commenti
#1    28 Ottobre 2009 - 18:34
 
piace. ;)



sendrow
utente anonimo

#2    28 Ottobre 2009 - 21:00
 
"Quando i miei 'Tu' non saranno più tradotti"
Affascinante questa chiusa; qui l'immaginazione vaga e non può fare a meno di vagare. Razionalmente...ci sono molte immagini,molte sensazioni che non possono essere ridotte in concetti,perchè non esistono concetti abbastanza estesi,abbastanza contraddittori e nello stesso tempo veri,in cui rinchiudere un sentimento,un sogno,un'impressione,una sensazione vaga e mutevole... Eppure è proprio questa la forza della poesia: andare al di là,cercare un varco,costruire un ponte tra il razionale e l'irrazionale e il suo strumento sono proprio le parole,le lettere,le virgole...piccole macchie d'inchiostro... Piccole,sì,ma con una forza tale da scuotere le coscienze,perchè la letteratura,ricordiamocelo...non è mai innocente!
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