Istruzioni per l’uso (Per tutti quelli che non hanno di meglio da fare che leggermi).
Dopo un paio di conversazioni e qualche riflessione, vorrei chiarire alcune cose.
Io mi riconosco in ogni post del mio blog, nel senso che quello che scrivo e che ho scritto finora, i commenti ai vostri commenti, le foto le caricature e quant’atro riflettono completamente (insomma, per quanto posso riuscirci) quello che voglio esprimere.
Ciò non toglie che sia richiesta al lettore, a volte, la capacità di andare oltre al senso letterale e di capire l’intenzione che sta alla base dei vari “messaggi” che pubblico, e di capire la loro natura.
Spesse volte c’è ironia in quel che scrivo, ironia che può essere grossolana o piuttosto sottile.
Altre volte c’è un’arrabbiatura caricaturale, che in qualche caso può persino mascherare una piacevole serenità, altre volte ancora un testo disteso cova astio e indignazione.
Naturalmente, ci sono anche alcune maschere. Del resto ci sono (e molto più di “alcune) nella vita reale,e anche qui hanno diritto di cittadinanza. Anzi, a ben vedere, se ne fregano abbastanza del diritto. Ci sono e basta,e sarebbe impossibile eliminarle.
Bene, capita che a volte giochi un po’ con loro. Posso travestirmi da satiro, da imbonitore, da ubriaco, da moralizzatore, da cronista, da fantasma (mai da berlusconiano ecco, questo è certo! ;).
Naturalmente scrivo quel che voglio su questo mio spazio web.
A regola tutto quanto detto dovrebbe farvi emettere un corposo “Chi se ne frega”. E sarebbe una giusta reazione. Se però a qualcuno dovesse fregar qualcosa, ecco, tenga presente che mi riconosco in quel che scrivo ma NON sono quel che scrivo. Non esattamente. Dovrei più o meno essere situato nel punto di mezzo tra le parole che scrivo, il filtro dell’ironia che non raramente è presente, e il cesso che è fisso. A quattro metri circa da qui.
Infine, anche le maschere possono essere false. Possono essere illusioni, e la creduta maschera potrebbe essere il mio viso.
Non sono esattamente come credete che sia, o meglio, se le vostre opinioni su di me rimangono ferme, io mi sposto. Posso spostarmi.
In sintesi: sono libero di costruirmi i personaggi che voglio, e di recitare la parte dei già citati satiri, imbonitori, ubriachi, moralizzatori, cronisti e fantasmi e quant’altro. Sono anche libero però di essere un satiro, un imbonitore, un ubriaco, un moralizzatore , un cronista o un fantasma. E di non recitare, appunto, e di essere allora assolutamente me stesso.
Il punto è che…I’m not here, come già scrissi. Anzi, scrissi “I’m not there”, perché mi riferivo al titolo di un film la cui traduzione italiana, eseguita da un qualche incompetente, era “Io non sono qui”. Salvando il traduttore cambiamo il titolo: I’m not here.
Amen.